Il 16 gennaio 2017 il Gruppo ad alto livello sulle risorse proprie ha presentato il risultato finale del proprio lavoro. Il Gruppo - presieduto da Mario Monti - è stato istituito nel 2014 con il fine di studiare e proporre misure che rendano più semplici, trasparenti ed eque le entrate del bilancio dell'UE.

Il report esamina in maniera approfondita l'attuale sistema delle risorse proprie. La Commissione ha definito tali risorse come «entrate di natura fiscale, definitivamente assegnate alla Comunità per finanziare il suo bilancio, che le spettano di diritto senza che occorra un’ulteriore decisione delle autorità nazionali».

Le risorse proprie sono attualmente costituite da dazi doganali, contributi sullo zucchero, un’aliquota prelevata sulla base imponibile armonizzata dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) ed un’aliquota prelevata sul reddito nazionale lordo (RNL). Esse rappresentano il principale strumento di finanziamento dell’Unione.

Nel report il gruppo sottolinea aspetti positivi dell'attuale sistema, come il principio del pareggio del bilancio dell'UE, la centralità delle risorse proprie tradizionali quali i dazi doganali e l’aliquota calcolata sulla base dell’RNL.

Il gruppo ha riscontrato però degli aspetti problematici che necessiterebbero un intervento. In primo luogo si registra sempre più una forte resistenza da parte degli Stati Membri (SM) a contribuire al bilancio dell’Unione, rendendo quindi urgente per l’UE provvedere allo sviluppo di nuovi mezzi di finanziamento. In secondo luogo, è poco diffusa la percezione del valore aggiunto dato dall’intervento europeo, valore che si somma a quello generato dall’azione del singolo SM. Infine, gli SM non intendono in modo univoco il concetto di risorse proprie dell’UE. Spesso tali risorse vengono percepite come costo aggiuntivo per gli SM, piuttosto che come una risorsa che spetta all’UE.

In riposta a questa situazione il Gruppo ha formulato delle raccomandazioni:
- E’auspicabile una riforma del bilancio dell'UE per far fronte alle nuove priorità dell’UE, sia sul versante delle entrate che su quello delle spese.
- il bilancio dell'UE dovrebbe concentrarsi su un numero limitato di aree di intervento che garantiscano un più elevato 'valore aggiunto europeo'. Una riforma delle risorse proprie non dovrebbe aumentare l'onere fiscale globale, ma avere un impatto sulla composizione delle entrate.
- E’ necessario identificare nuove risorse proprie, che aiutino ad attuare le politiche dell'UE. Esempi sono la previsione di una tassazione per combattere il cambiamento climatico e per promuovere l'efficienza energetica, ma anche l’introduzione di una riforma dell’IVA, di un’ imposta europea sul reddito delle società e sulle transazioni finanziarie.
- Sarebbe opportuno valutare la possibilità di prevedere nuove entrate legate all’implementazione di determinate politiche dell'UE. Ad esempio è il caso del ricavato delle aste europee, del controllo delle frontiere dell’Unione e del mercato unico digitale.
- Tutti i meccanismi di correzione dei contributi degli Stati membri al budget dell’UE dovrebbero essere aboliti.
- Occorrerebbe rivedere la coerenza verticale tra i bilanci nazionali e quello dell’UE nell'ambito del semestre europeo, al fine di creare sinergie e ridurre al minimo l'onere fiscale.
- Sarebbe necessario consentire un certo grado di differenziazione tra SM  finalizzato esclusivamente all’approfondimento dell'integrazione europea in specifici settori (per esempio, lo sviluppo dell'area euro).

Le conclusioni e le raccomandazioni del Gruppo non sono vincolanti per la Commissione europea, ma sono comunque rilevanti poiché, insieme ad altri contributi e documenti, costituiranno le basi per la discussione ed il negoziato politico sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale post 2020.

Maggiori informazioni sul lavoro del Gruppo ed il report competo sono disponibili qui (versione inglese).
Una sintesi del report in italiano è reperibile qui.

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